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Decreto “Empowering”: nuove regole anti-greenwashing in vigore dal 27 settembre 2026

Mar 10, 2026

La Direttiva (UE) 2024/825, nota come “Empowering Consumers for the Green Transition”, è stata adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio per rafforzare la tutela dei consumatori contro pratiche commerciali sleali che ostacolano scelte di consumo sostenibili, inclusi i claim ambientali ingannevoli (cd. greenwashing), le informazioni fuorvianti sulla durabilità, riparabilità o riciclabilità dei prodotti e l’utilizzo di etichette non trasparenti.

La direttiva doveva essere recepita dagli ordinamenti nazionali entro il 27 marzo 2026 con applicazione dal 27 settembre 2026.

In Italia, il Consiglio dei Ministri aveva presentato in data 5 novembre 2025 lo schema di decreto legislativo (Atto del Governo n. 345) per l’attuazione e il recepimento della direttiva, trasmesso poi alle Camere per l’espressione dei pareri delle Commissioni competenti. L’iter si è ora concluso con l’adozione definitiva del D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 marzo 2026. Il decreto entrerà formalmente in vigore il 24 marzo 2026, ma le relative disposizioni troveranno applicazione a decorrere dal 27 settembre 2026, in linea con il calendario europeo.

Le modifiche introdotte incidono in modo significativo sul Codice del Consumo (D. Lgs. 206/2005) e interessano in particolare:

  • art. 18 (nuove definizioni: “asserzione ambientale”, “asserzione ambientale generica”, “etichetta di sostenibilità”, sistema di certificazione, ecc.);
  • art. 21 (azioni ingannevoli, con esplicito richiamo alle caratteristiche ambientali e sociali del prodotto, nonché agli aspetti di circolarità quali durabilità, riparabilità e riciclabilità);
  • art. 22 (omissioni ingannevoli, incluse specifiche informazioni rilevanti nei servizi di comparazione che comunicano dati ambientali o sociali);
  • art. 23 (pratiche considerate in ogni caso ingannevoli, con ampliamento della c.d. black list in materia di greenwashing).

Particolarmente rilevante è l’intervento sulle etichette di sostenibilità: l’esibizione di un’etichetta non basata su un sistema di certificazione o non stabilita da una autorità pubbliche è ora espressamente qualificata come pratica commerciale ingannevole.

Sono inoltre considerate vietate:

  • le dichiarazioni ambientali generiche (come “eco”, “green” o “sostenibile”) se l’azienda non è in grado di dimostrare in modo concreto e riconosciuto che il prodotto abbia effettivamente prestazioni ambientali eccellenti;
  • la presentazione di un beneficio ambientale come se riguardasse l’intero prodotto o l’intera attività, quando in realtà riguarda solo un singolo aspetto (ad esempio solo il packaging o solo una fase della produzione);
  • l’affermazione che un prodotto abbia un impatto “neutro” o “positivo” sull’ambiente basandosi esclusivamente sulla compensazione delle emissioni (ad esempio tramite acquisto di carbon credit), senza una reale riduzione delle emissioni generate.

Le nuove disposizioni avranno impatti diretti su comunicazione commerciale, packaging, etichette, siti web, contratti a distanza e strategie di sostenibilità aziendale, imponendo una revisione preventiva dei claim ambientali e delle modalità di presentazione delle caratteristiche dei prodotti.

A livello europeo, la proposta di direttiva specificamente dedicata ai “Green Claims” (più severa, in quanto prevedeva un regime di verifica ex ante delle autodichiarazioni ambientali e criteri tecnici standardizzati per le dichiarazioni ambientali autoreferenziali) risulta sostanzialmente ritirata o sospesa. Ne consegue che la Direttiva 2024/825 – ora recepita – rappresenta il principale (ed attualmente unico) pilastro normativo europeo di contrasto al greenwashing.

In questo scenario, il recepimento italiano costituisce un passaggio decisivo verso un sistema più strutturato e tipizzato di repressione delle pratiche ambientali ingannevoli. L’AGCM e i giudici saranno chiamati a valutare – con parametri ora più puntuali – la conformità delle comunicazioni ambientali ai criteri di correttezza, trasparenza e non ingannevolezza, con un livello di scrutinio destinato ad aumentare sensibilmente nei prossimi mesi.

A cura di: Avv. Davide Magnolia, Studio legale LCA

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