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Sintesi dei contenuti:
Daniele Testi – Presidente SOS logistica
Il problema non è il clima. È come siamo programmati.
Continuare a parlare esclusivamente di minacce ambientali e dati sulla mortalità climatica è del tutto inefficace, poiché il nostro cervello è biologicamente programmato per ignorare le catastrofi che percepiamo come lente e invisibili.
Il Presidente Daniele Testi ha evidenziato come il bias del presente ci spinga a preferire il comfort dei benefici immediati rispetto a quelli collettivi del futuro, portandoci a normalizzare l’anomalia climatica non appena torniamo alla nostra routine aziendale.
Per rompere questo schema, la presidenza propone di abbandonare la comunicazione basata sulla “minaccia” per puntare su uno spirito di emulazione, mettendo in luce le buone pratiche che generano un valore economico reale.
Il Presidente ha sottolineato che la sostenibilità non è solo un dovere etico, ma un driver di crescita straordinario: cita infatti aziende del settore logistico che, trasformandosi in società benefit o adottando processi sostenibili, hanno visto il proprio fatturato triplicare in soli quattro anni, migliorando contemporaneamente la capacità di attrarre talenti e nuove competenze
L’obiettivo di SOS logistica per i prossimi mesi è quindi quello di estrarre e premiare questi modelli replicabili, rendendoli visibili per contrastare l’inerzia delle istituzioni che spesso considerano la sostenibilità un semplice “nice to have” rispetto alle urgenze della competitività industriale.
Alessandro Panaro – SRM
Scenari logistici e marittimi: Suez, Hormuz e transizione energetica cambiano le rotte e gli investimenti strategici
Cosa raccontano davvero i container fermi nei porti
Mentre il mondo si interroga sulla sostenibilità, la verità cruda è che il mare è diventato un campo di battaglia geopolitico dove l’efficienza non si misura più in etica, ma in minuti recuperati forzatamente sulla rotta di Buona Speranza o nei terminal automatizzati.
Alessandro Panaro illustra uno scenario di profondo “trauma logistico”, con circa 2 milioni di container attualmente sotto stress a causa di rotte deviate che non solo aumentano i costi di bunker, equipaggi e assicurazioni, ma impattano pesantemente sull’ambiente a causa delle maggiori emissioni di CO2 generate dai tempi di navigazione prolungati. Se la crisi di Suez ha ridotto i transiti del 50%, lo Stretto di Hormuz rappresenta un vero “vicolo cieco” per il 37% del greggio mondiale; qui, a differenza di Suez, non esistono alternative marittime percorribili e le soluzioni terrestri o via pipeline possono compensare solo una minima frazione del flusso energetico globale.
In questo contesto di instabilità, i grandi carrier come MSC e CMA CGM stanno esplorando corridoi emergenziali via terra e rotte artiche, mentre il corridoio IMEC (India-Middle East-Europe) torna alla ribalta con il porto di Trieste candidato come terminale strategico per raggiungere il cuore dell’Europa. Nonostante queste turbolenze geopolitiche, i porti italiani mostrano una resilienza significativa, registrando una crescita del 3% nei traffici marittimi. Tuttavia, l’Italia è particolarmente esposta alla nuova normativa ETS, essendo il secondo paese europeo per numero di attracchi (450.000 all’anno), un primato che ci obbliga a rispondere con investimenti strutturali.
Il trend del gigantismo navale non accenna a fermarsi, con l’introduzione di navi da 27.500 TEU che impongono un cambio radicale di paradigma: la competizione si vince ormai nei terminal, dove la digitalizzazione e l’automazione estrema sono le uniche armi per recuperare a terra il tempo che le navi perdono inevitabilmente a mare. Questa nuova realtà è certificata dal Logistics Performance Index 2.0, che abbandona la percezione soggettiva per basarsi su dati oggettivi come il “dwell time” (il tempo di attesa dei container in porto), segnando il passaggio definitivo a una gestione della logistica basata sulla precisione chirurgica dei dati piuttosto che sulle opinioni. La logistica, di conseguenza, smette di essere solo un servizio per diventare un fattore critico di rischio industriale e finanziario.
Pietro Evangelista – CNR ISMed
La decarbonizzazione del trasporto merci su strada: il ruolo dell’elettrificazione nella transizione energetica
Da infrastruttura critica a rischio competitivo: quello che molte aziende non stanno ancora vedendo
Considerare l’autotrasporto una “commodity” intoccabile è un’illusione pericolosa: se non acceleriamo l’elettrificazione, la logistica su gomma passerà rapidamente da infrastruttura critica a principale fattore di rischio finanziario e fallimento competitivo.
Pietro Evangelista (CNR-ISMED) evidenzia come la strada sia responsabile del 73% delle emissioni dei trasporti, con i veicoli pesanti che pesano per circa il 30% su questo totale. In un panorama di alternative energetiche ancora incerto, l’elettrico emerge come la tecnologia più matura, efficiente e scalabile, distanziando l’idrogeno per i costi elevati e i biocarburanti per la scarsa scalabilità. Tuttavia, il contesto italiano appare drammaticamente arretrato: a fronte di un quadro normativo europeo sempre più stringente, l’Italia dispone di sole 39 infrastrutture di ricarica dedicate ai camion, contro le migliaia necessarie, e offre incentivi all’acquisto (25.000 euro) che sono irrisori se paragonati, ad esempio, alle 120.000 sterline messe a disposizione dal governo britannico.
La ricerca internazionale condotta da Evangelista su Svezia, Italia e Turchia rivela una profonda spaccatura nel mercato italiano. Da un lato troviamo i “pionieri”, aziende che hanno già integrato mezzi elettrici per le tratte urbane e iniziano a sperimentare il lungo raggio, spesso sostenute da grandi committenti che condividono obiettivi di sostenibilità e sono disposti a pagare un extra costo per servizi “green”. Dall’altro lato, la maggioranza delle imprese mantiene un atteggiamento reattivo, bloccata dal timore di incompatibilità operative, dalla mancanza di formazione degli autisti e da un’infrastruttura di ricarica percepita come inesistente.
Per superare queste barriere, Evangelista propone di smettere di guardare al singolo veicolo e iniziare a considerare l’elettrificazione come un ecosistema integrato. Questo richiede di ridisegnare le relazioni con i clienti attraverso una co-creazione del servizio, selezionando tratte fisse (deposito-hub) con ricariche pianificate e investendo nella ricarica come vero e proprio asset industriale. La transizione energetica, in questa visione, non è solo una sfida tecnica, ma una necessità strategica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, resi sempre più instabili e costosi dalle crisi geopolitiche.
Davide Bussini/Alessandro Pallotta – FBC Group
Energia intelligente: BESS e strategie di approvvigionamento innovative per una logistica sostenibile
La differenza tra subire la volatilità energetica e iniziare finalmente a governarla: sapere da dove iniziare
Trattare l’energia come una semplice voce di costo passiva, anziché come una variabile geopolitica da governare con precisione chirurgica, è oggi il modo più rapido per condannare i propri margini aziendali all’instabilità cronica. Davide Bussini e Alessandro Pallotta (FBC Group) chiariscono che l’energia è diventata una vera leva strategica: con oltre 34.000 variazioni di prezzo all’anno e una volatilità che ha visto picchi da 36 €/MWh a oltre 400 €/MWh, affidarsi al mercato “spot” non è più una scelta gestibile per chi opera nella logistica. Il settore affronta una sfida imminente: l’elettrificazione del 40% delle flotte entro il 2028, che sposterà i consumi dai carburanti alla rete elettrica, esponendo le aziende non solo a prezzi variabili, ma anche a pericolosi picchi di carico (“demand charge”) che possono pesare per decine di migliaia di euro in bolletta se non correttamente mitigati.
Per governare questo scenario, gli esperti propongono due soluzioni sinergiche: i PPA (Power Purchase Agreement) e i BESS (Battery Energy Storage Systems). I PPA sono contratti a lungo termine (5-15 anni) che permettono di fissare il prezzo dell’energia, garantendo certezza di budget, azzerando l’esposizione agli shock di mercato e migliorando il rating ESG grazie alle garanzie di origine incluse. A questi si affiancano le batterie industriali (BESS), definite il futuro dell’innovazione energetica: esse consentono di accumulare energia quando il prezzo è nullo o bassissimo (grazie al surplus di rinnovabili o produzione fotovoltaica propria) per rilasciarla quando i prezzi di mercato schizzano verso l’alto, tipicamente nelle ore serali. Oltre all’arbitraggio economico, le batterie permettono il “peak shaving”, ovvero l’abbattimento dei picchi di potenza che si verificano quando molti mezzi elettrici vengono messi sotto carica contemporaneamente.
L’efficacia di questo approccio è dimostrata da casi concreti: un’azienda logistica con consumi di 15.000 MWh ha adottato un PPA fisico a 5 anni, fissando il prezzo a 78 €/MWh per una quota del proprio fabbisogno. Il risultato stimato è un beneficio economico di 250.000 euro in 5 anni, il risparmio di oltre 5.000 tonnellate di CO2 e la protezione totale dalla volatilità del mercato. Inoltre, l’installazione di batterie apre le porte ai mercati di flessibilità: Terna incentiva le aziende che mettono a disposizione i propri sistemi di accumulo per stabilizzare la rete nazionale con contributi che possono arrivare fino a 100.000 euro per MW di potenza all’anno, portando il tempo di rientro dell’investimento (payback) per un BESS a soli 3-4 anni.
Marco Di Cosimo – Ceteas
Dare una seconda vita agli asset: sostenibilità e automazione al servizio delle persone
Quando il valore inizia da ciò che sembrava finito
Continuare a comprare asset logistici nuovi fiammanti non è un segno di solidità aziendale, ma spesso solo una prova di inefficienza e spreco di capitali che ignora il valore nascosto in ciò che chiamiamo “fine vita”.
Marco Di Cosimo (Ceteas) ribalta il concetto tradizionale di acquisto presentando un modello basato sull’economia circolare reale: la sua azienda non parte da zero, ma recupera asset logistici arrivati al termine del loro ciclo operativo per trasformarli in macchine speciali o AGV (veicoli a guida automatica). Questo processo di revamping strutturale permette di ridurre del 70% l’impiego di nuove materie prime e del 60% le emissioni di CO2 rispetto alla produzione di un mezzo nuovo, garantendo al contempo un significativo risparmio economico per il cliente.
L’approccio di Ceteas si estende anche alla gestione delle persone attraverso un’automazione human-centric: l’obiettivo non è la sostituzione del personale, ma l’eliminazione delle attività ripetitive e usuranti, riducendo lo sforzo fisico fino al 50%. Questo permette un upskilling dei lavoratori, che passano da ruoli manuali a ruoli di supervisione e gestione dei sistemi digitali, portando a un incremento della produttività operativa fino al 30%. In sintesi, la visione di Ceteas dimostra che dare una seconda vita agli asset significa, in ultima analisi, dare una qualità di vita migliore alle persone che li utilizzano.
Matteo Giulio Albertini – Thames Marine&Logistics UW
SOS Logistica ETS e Thames Marine&Logistics UW insieme per incentivare pratiche di logistica sostenibili, con la polizza Valore Logistica Sostenibile
Cosa succede quando il mercato assicurativo riconosce davvero la sostenibilità
Se la vostra azienda investe massicciamente in sostenibilità ma continua a pagare lo stesso premio assicurativo di chi ignora totalmente l’impatto ambientale, state accettando un’ingiustizia finanziaria che premia l’inefficienza altrui a vostre spese.
Matteo Giulio Albertini, attraverso Thames (un’agenzia di sottoscrizione che opera con deleghe di autorità dal mercato di Londra come IGI), introduce un cambio di paradigma fondamentale nel settore: l’assicurazione dei trasporti deve cessare di essere un accessorio burocratico per diventare una leva strategica di cambiamento. La proposta si concretizza nella “Polizza a Valore Logistica Sostenibile”, costruita sull’evidenza tecnica che un’azienda impegnata sul fronte ESG presenti un profilo di rischio nettamente migliore rispetto alla media. Secondo Albertini, le imprese che ottimizzano i propri processi per essere sostenibili dimostrano una maggiore intelligenza gestionale e una razionalità operativa che riducono drasticamente la probabilità di sinistri, incidenti sul lavoro e difettosità dei prodotti. Questo merito tecnico viene restituito direttamente all’impresa sotto forma di sconti sui premi che oscillano tra il 20% e il 30% rispetto alle tariffe standard del mercato internazionale, liberando risorse finanziarie preziose che possono essere immediatamente reinvestite in ulteriore innovazione green.
L’iniziativa di Thames non si ferma all’aspetto economico, ma abbraccia la dimensione sociale della sostenibilità, impegnandosi a donare il 5% dei premi netti alla Fondazione Archè per finanziare progetti di edilizia sociale, assistenza domiciliare ai minori e supporto alle famiglie vulnerabili. L’accesso a questo modello privilegiato richiede però requisiti precisi: l’adesione a SOS Logistica, una rendicontazione trasparente tramite bilanci di sostenibilità certificati e la prova documentata di almeno un criterio virtuoso, come l’utilizzo di trazione elettrica, il ricorso sistematico al trasporto intermodale o ferroviario, o una riduzione dell’intensità carbonica di almeno il 5% rispetto all’anno precedente. In questo modo, l’assicurazione diventa parte di un ecosistema circolare dove la riduzione del rischio genera valore per l’azienda e per la collettività, ponendo la domanda su quale dei vostri attuali investimenti ambientali sia oggi il più pronto per essere trasformato in un risparmio assicurativo garantito.
Walter Potì – Hubzeronet
Bio GNL e garanzie di origine
La trasparenza che trasforma ogni rifornimento in un dato verificabile
Continuare a vantarsi di utilizzare biocarburanti senza possedere certificazioni d’origine tracciabili trasforma il vostro bilancio di sostenibilità in un semplice esercizio di “creative writing”, privo di reale valore legale o competitivo.
Walter Potì (Hubzeronet) sfida la visione tradizionale del rifornimento come un atto “neutro” o privo di emozioni, proponendo invece un modello in cui ogni transazione energetica diventa una fonte di orgoglio aziendale e di impatto verificabile.
Hubzeronet non è una compagnia petrolifera che si adegua ai tempi, ma una fuel card nativamente sostenibile nata dalla partnership con SNAM per gestire esclusivamente GNL, bio-GNL e biometano su una rete capillare.
Il punto focale dell’intervento di Potì è la superiorità delle Garanzie d’Origine (GO) rispetto alle semplici autodichiarazioni spesso utilizzate per altri carburanti come l’HVO.
Poiché il biometano è regolato da un decreto specifico e monitorato dal GSE, l’acquisto delle GO è l’unico modo legalmente riconosciuto per poter dichiarare l’utilizzo di bio-GNL e rendicontare correttamente l’abbattimento della CO2 nello Scope 3 del proprio bilancio di sostenibilità.
Per facilitare questa transizione verso la trasparenza totale, Hubzeronet mette a disposizione dei soci di SOS logistica una convenzione che prevede l’omaggio delle Garanzie d’Origine per i primi tre mesi di vita del contratto.

