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Energia e logistica: da costo imprevedibile a leva strategica per la competitività

Nov 4, 2026

Prezzi dell’elettricità sempre più volatili, flotte e magazzini in fase di elettrificazione, richieste crescenti di rendicontazione delle emissioni. Per le imprese logistiche la gestione dell’energia sta diventando una questione strategica. PPA e sistemi di accumulo BESS offrono strumenti concreti per governare costi, consumi e sostenibilità.

Un’impresa logistica può aver ottimizzato ogni fase della propria attività: dal picking alla gestione dei magazzini, dal trasporto alla consegna dell’ultimo miglio. Eppure, quando arriva il momento di rinnovare il contratto energetico, può ancora limitarsi a confrontare le offerte disponibili e scegliere quella apparentemente più conveniente.

È una situazione tutt’altro che rara. Secondo i dati riportati da Alessandro Pallotta, Head of Energy Portfolio Management di FBC Group, meno del 30% delle grandi imprese logistiche italiane ha adottato una strategia strutturata per la gestione dei costi energetici.

Un dato che evidenzia un ritardo importante, soprattutto in un settore nel quale l’energia assume un peso crescente: alimenta magazzini, sistemi automatizzati, impianti di refrigerazione e, sempre più spesso, anche le flotte di veicoli elettrici.

Il contributo di Pallotta, pubblicato nello speciale di ottobre 2026 di Logistica Management, mette a fuoco un tema destinato a incidere direttamente sulla competitività delle imprese: l’energia non può più essere gestita come una semplice voce di spesa da controllare a posteriori. Deve entrare nelle decisioni strategiche del management.

Il problema non è soltanto il prezzo: è la volatilità

Il mercato energetico italiano ha attraversato negli ultimi anni oscillazioni eccezionali.

Nel 2020 il prezzo dell’energia elettrica si attestava intorno a 39 euro per megawattora. Nel 2022 ha raggiunto una media di 304 euro, con un incremento del 680% in due anni. E la successiva riduzione dei prezzi non ha riportato il mercato a condizioni di stabilità.

Secondo l’articolo, nel maggio 2026 il Prezzo Unico Nazionale (PUN) ha registrato un’oscillazione settimanale superiore al 36%.

Per un’impresa con un consumo annuo di 5 GWh, equivalente a quello di un polo logistico di medie dimensioni, variazioni di questa portata possono tradursi in differenze economiche molto rilevanti, con effetti diretti sulla prevedibilità dei costi e sulla capacità di pianificare gli investimenti.

Il punto, quindi, non è semplicemente acquistare energia al prezzo più basso disponibile in un determinato momento. È costruire una strategia che permetta di gestire l’esposizione alle oscillazioni del mercato e proteggere i margini aziendali.

L’elettrificazione aumenta il fabbisogno e cambia il profilo dei consumi

Alla volatilità dei prezzi si aggiunge una trasformazione strutturale: l’elettrificazione delle flotte e delle attività logistiche.

I magazzini automatizzati richiedono quantità crescenti di energia per alimentare carrelli, sistemi di movimentazione, smistamento e climatizzazione. Parallelamente, la diffusione dei veicoli elettrici introduce nuovi consumi, spesso concentrati in specifiche fasce orarie.

Immaginiamo un deposito nel quale venti camion elettrici rientrino nel tardo pomeriggio e vengano collegati contemporaneamente alla rete. La richiesta di potenza può generare un picco significativo, anche se limitato nel tempo.

Questo fenomeno può comportare costi aggiuntivi legati alla potenza impegnata e ai picchi di assorbimento, oltre alla necessità di adeguare gli impianti e le connessioni alla rete.

La questione energetica, dunque, non riguarda più soltanto il prezzo per kilowattora. Occorre gestire anche quando si consuma, con quale potenza e come distribuire i carichi durante la giornata.

A questo si aggiunge la crescente pressione dei committenti. Grandi aziende della GDO e dell’automotive chiedono sempre più spesso ai propri fornitori di rendicontare le emissioni indirette associate all’energia acquistata, le cosiddette emissioni di Scope 2.

La capacità di documentare l’origine dell’energia e di dimostrare i progressi nella riduzione delle emissioni può diventare un elemento rilevante anche nelle procedure di selezione dei fornitori.

Due strumenti per governare i costi: PPA e sistemi di accumulo BESS

Per affrontare queste sfide esistono strumenti già disponibili sul mercato, che permettono di trasformare la gestione energetica in una componente attiva della strategia aziendale.

1. PPA: programmare oggi il costo dell’energia di domani

I Power Purchase Agreement (PPA) sono contratti di acquisto di energia, generalmente di lungo periodo, attraverso i quali un’impresa concorda con un produttore un prezzo e determinate condizioni di fornitura per un arco temporale prestabilito.

La durata può variare, secondo l’articolo, da 5 a 15 anni. Il contratto consente di ridurre l’esposizione alle oscillazioni del mercato spot e di pianificare con maggiore certezza una parte dei costi energetici.

I PPA possono inoltre permettere alle imprese di acquistare energia rinnovabile direttamente da un produttore, contribuendo alla copertura del fabbisogno con fonti certificate.

Il mercato italiano sta crescendo: nel 2025 sono stati contrattualizzati 1,8 GW di PPA, con un incremento del 38% rispetto all’anno precedente. Secondo Pallotta, lo strumento può essere accessibile anche ad aziende con consumi annui nell’ordine di 3-5 GWh.

Naturalmente, la convenienza di un PPA dipende dal profilo di consumo, dalla durata del contratto, dalle condizioni economiche e dalle modalità di fornitura. È quindi fondamentale valutare attentamente le caratteristiche dell’accordo rispetto alle esigenze operative dell’impresa.

2. BESS: accumulare energia quando costa meno e utilizzarla quando serve

I Battery Energy Storage System (BESS) sono sistemi di accumulo che consentono di immagazzinare energia elettrica e renderla disponibile in un momento successivo.

Il loro funzionamento può essere paragonato a quello di un rifornimento di carburante programmato: si accumula energia nelle fasce orarie più convenienti e la si utilizza quando i prezzi sono più elevati o quando aumenta la richiesta di potenza.

Una batteria industriale può quindi caricarsi durante le ore centrali della giornata, quando la produzione fotovoltaica è abbondante, e rilasciare energia nelle fasce serali, caratterizzate spesso da prezzi più alti.

L’articolo richiama una giornata tipo dell’estate 2025 nella quale la differenza tra il prezzo minimo e quello massimo giornaliero ha superato i 171 euro per megawattora.

Ma il vantaggio dei BESS non si limita all’arbitraggio dei prezzi. Un sistema di accumulo può contribuire a:

  • Ridurre i picchi di assorbimento, limitando i costi legati alla potenza richiesta.

  • Supportare la ricarica dei veicoli elettrici, distribuendo meglio i carichi ed evitando sovraccarichi della rete.

  • Aumentare la continuità operativa, fornendo energia in caso di interruzioni della rete, nei limiti della capacità disponibile e della configurazione dell’impianto.

  • Partecipare ai mercati dei servizi di flessibilità, mettendo a disposizione della rete la capacità di modulare i consumi o l’immissione di energia.

Secondo le stime riportate da Pallotta, la combinazione di questi benefici può portare il tempo medio di ritorno dell’investimento a 3-4 anni, a fronte di una vita utile indicativa del sistema di 15 anni. La redditività effettiva dipende naturalmente da dimensionamento, utilizzo, prezzi energetici e ricavi ottenibili.

Un caso concreto: 246.000 euro di risparmio stimato in cinque anni

Il contributo di FBC Group presenta anche un’esperienza concreta con un operatore del settore trasporti e logistica, alle prese con costi energetici imprevedibili su più sedi e con nuove richieste da parte dei clienti in materia di rendicontazione delle emissioni Scope 2.

La soluzione individuata è stata la sottoscrizione di un PPA fisico della durata di cinque anni, associato a un impianto fotovoltaico dedicato.

Il prezzo concordato è stato di 78 euro per megawattora, tutto incluso e con Garanzie d’Origine comprese. Nello stesso periodo, il prezzo di mercato ha oscillato tra 90 e 160 euro per megawattora.

I risultati stimati nel caso presentato sono:

  • 246.000 € – Risparmio stimato in cinque anni rispetto alle previsioni sui futures di mercato
  • 4.500 MWh – Energia rinnovabile certificata coperta ogni anno
  • 294% – Copertura rispetto al fabbisogno totale indicato nel caso
  • 1.048 t – Emissioni di CO₂ evitate ogni anno, rendicontabili nel bilancio di sostenibilità

Il dato della copertura energetica superiore al 100% indica che l’energia rinnovabile contrattualizzata eccede il fabbisogno complessivo considerato nel caso. È un elemento da leggere insieme alle caratteristiche specifiche del contratto e alle modalità di contabilizzazione dell’energia.

L’esperienza mostra come una decisione presa in anticipo possa trasformare una variabile difficile da prevedere in una componente più stabile del bilancio aziendale, generando al tempo stesso benefici ambientali misurabili.

La gestione energetica deve arrivare al tavolo del management

Per molte imprese logistiche l’energia continua a essere una questione prevalentemente tecnica, affidata alla funzione amministrativa o alla gestione degli impianti.

Ma la crescita dei consumi, l’elettrificazione dei mezzi, la volatilità dei prezzi e le richieste di rendicontazione ambientale stanno cambiando radicalmente il ruolo di questa voce di costo.

PPA e BESS sono strumenti diversi e complementari: i primi possono contribuire a stabilizzare il prezzo dell’energia acquistata; i secondi permettono di gestire in modo più flessibile i consumi e i picchi di potenza. La loro combinazione, quando coerente con il profilo energetico dell’impresa, può migliorare la prevedibilità economica e l’efficienza operativa.

Per cogliere queste opportunità è necessario partire da una conoscenza approfondita dei propri consumi, dei profili di carico e delle prospettive di crescita del fabbisogno. Occorre poi valutare le soluzioni disponibili, i tempi di ritorno degli investimenti e le modalità con cui integrare l’energia nella pianificazione aziendale.

La domanda da porsi, quindi, non è soltanto quanto costa l’energia. È se l’impresa dispone di una strategia per governarne costi, disponibilità e impatto ambientale.

Perché nella logistica di domani, la capacità di gestire l’energia sarà sempre più una componente della competitività.

Contenuto elaborato a partire dal contributo di Alessandro Pallotta, Head of Energy Portfolio Management di FBC Group, pubblicato nello speciale di ottobre 2026 di Logistica Management.

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